Il Tribunale Freud

  Tribunale giudicante là dove altri non lo sono, e aldilà dei Tribunali Russell e Foucault.
Servendoci dei tradizionali termini freudiani: il Tribunale Freud processa il "Super-io". Cioè: l'Inquisitore peggiore di tutti diventa l'inquisito.
L'estensione del campo denotato da questa parola è enorme, oltre che abnorme: è un intero mondo - io lo chiamo il Mondo giovanneo -, il mondo dell'imputabilità sommersa.
Rammento soltanto, come esempio di rilievo, che Freud individuava il Superio anche nella Legge morale di Kant, cioè nella Cultura e non solo nelle vicende "private". E' questo "non solo" a fare, di Freud, Freud. Purtroppo gli psicoanalisti hanno preferito la scissione (non J. Lacan).
Grazie a un tale Tribunale l'accusatore, censore, controllore, istigatore, inibitore di sempre, passa a imputato. Il mondo dell'imputabilità è rovesciato, o meglio rimesso sui suoi piedi a beneficio di tutti.
L'imputazione è quella di attacco al pensiero (individuale), con la conseguenza di un danno - ci vuole il corpo del reato: ecco Freud -, di cui la psicopatologia sta al cuore.
Un tale Tribunale è già esplicitamente attivo nell'intera opera di Freud: rimaneva solo da dargli un nome.
(...)
Il lavoro del Tribunale Freud avviene per Inchieste su argomenti per costituirne delle fattispecie. Il Giudice di turno potrebbe anche sostenere che un certo argomento, e perfino nessuno, va costituito come fattispecie di un'imputazione. Avremmo finalmente un dibattito, al quale ci si sottrae da ben prima della morte di Freud.

(tratto da: Giacomo B. Contri, "Il Tribunale Freud e il suo imputato" , Think del 12 ottobre 2006)